Quest'estate il blog va in vacanza. Avrete comunque molto da leggere e vedere e ascoltare.
E se proprio avete voglia di fare una vacanza all'insegna della valenza, beh, che ne dite di seguirmi fino a Montepellier, dove Lucien Tesnière lavorò come docente di Linguistica indoeuropea presso l'Università e, come direttore della locale Ecole Normale d'Institutrices (il nostro Magistero), sperimentò la validità didattica delle proposte contenute nella sua opera maggiore (Elements de syntaxe structurale)?
Vagando e divagando, si può risalire nell'arrière-pays, verso la Drôme (anticamente Valentinois), e arrivare alla più vicina Valenza (Valence-sur-Rhone).
Oppure, rimanendo nei territori dell'antica Provincia romana, proseguire lungo la costa, verso i Pirenei, per arrivare fino alla Valenza più lontana (Valencia) sulla costa orientale della Spagna, a mangiare la paella valenziana e ballare il flamenco.
(Alcuni colleghi mi segnalano che è in circolazione una lectio facilior: "grammatica valenziana". Eppertanto, e intanto, olé!).
Di ritorno in Italia, passando per le Alpi, è d'obbligo una sosta al BB valenziale di Gressan, ospiti di Cesare e Carmela Camodeca, con vista sulle vette più alte d'Europa.
Perché le idee migliori nascono incastonate tra muri in sasso e giardini, alpini e appenninici...
E più a sud, nel cuore verde dell'Italia, all'ombra del grande masso (il pesco), vi aspetta Pescocostanzo: in estate, la vita culturale della cittadina è animata dall'instancabile Francesco Sabatini. Lo scorso anno si è inventato un concerto "pitagorico", per incudine e strumenti da camera. Quest'anno, chissà...
martedì 17 luglio 2018
mercoledì 4 luglio 2018
Quel che ho imparato quest'anno a scuola
Alla fine di un anno scolastico vissuto come formatrice una tantum mi piace presentare i buoni frutti che ho raccolto.
Una premessa: dopo alcuni anni passati a fare conferenze occasionali nelle scuole, a carattere più o meno teorico o laboratoriale, sulla grammatica valenziale, ho scelto di partecipare solo a corsi di formazione che prevedano, dopo la parte teorico-metodologica, una parte di sperimentazione in classe da parte degli insegnanti e un incontro di discussione e restituzione dei lavori alla fine del percorso.
Insomma: noi formatori fornivamo la mappa per orientarsi e gli insegnanti partivano alla scoperta del territorio, in una felice intersezione di sapere specialistico e sapere scolastico.
Mi sono sentita più partecipe, più efficace, più gratificata. Lo devo anche al confronto costante con i miei compagni di strada di più lunga data (il capocordata Francesco Sabatini e la scalatrice provetta Carmela Camodeca) ma anche agli incontri con sperimentatrici e sperimentatori d'eccezione, che hanno accettato la scommessa di fare da mediatori, motivando e rassicurando i colleghi: Chiara Pini e Nicola Bello, che hanno mostrato le potenzialità della valenziale per l'analisi dei testi (anche quelli poetici della tradizione) nella scuola media e superiore, Francesca Bonafini, che ha richiamato l'importanza della cura della scrittura a mano nel segmento della primaria, Silvana Loiero, che ha messo al servizio degli insegnanti la sua esperienza decennale di dirigente scolastica e consulente editoriale.
E poi, non posso citarvi tutti, voi insegnanti che avete accettato di mettervi alla prova, sperimentando qualcosa di "nuovo" direttamente nelle classi, ragionando con noi e con i vostri studenti. Rinunciando alle abitudini rassicuranti, alla tentazione autoritaria, alla presunzione del controllo, per costruire insieme a ragazzi e ragazze ipotesi interpretative, materiali di gioco e di lavoro. Esponendovi al rischio di venire contraddetti, ma anche al piacere di essere sorpresi dall'accoglienza positiva delle proposte, dalla vivacità delle reazioni.
Ecco allora una carrellata di idee maturate in questi mesi. Iniziamo con i materiali per allenare l'intelligenza delle mani e il robot mangia-verbi sforna-nomi realizzati in una primaria di Verona da Francesca Bonafini:
Spostiamoci ora a Pistoia, ancora in una primaria: la classe di Ornella Santinelli ha trovato un bel modo, ecologicamente sostenibile, per lavorare con la grammatica valenziale: utilizzando i tappi rossi e blu del latte (intero/scremato) o quelli più piccoli delle bottigliette d'acqua (naturale/gassata) per indicare rispettivamente verbo e argomenti. Bastoncini del gelato o stuzzicadenti per collegarli e rappresentare i legami o valenze. Mollette per evidenziare le preposizioni nel caso di valenze indirette. Aggiungo io degli elastici per racchiudere il tutto in un nucleo di frase (che ha come perno un verbo trivalente intransitivo, come dire o dare):
Ed ecco qualche immagine dal brillante video realizzato dalla II E della scuola media "Marconi- Frosini" di Pistoia, guidati dalla prof. Sara Izzo (il corso di Pistoia è stato organizzato da Raffaella Setti e ha visto la partecipazione come formatore anche di Alan Pona).
Una premessa: dopo alcuni anni passati a fare conferenze occasionali nelle scuole, a carattere più o meno teorico o laboratoriale, sulla grammatica valenziale, ho scelto di partecipare solo a corsi di formazione che prevedano, dopo la parte teorico-metodologica, una parte di sperimentazione in classe da parte degli insegnanti e un incontro di discussione e restituzione dei lavori alla fine del percorso.
Insomma: noi formatori fornivamo la mappa per orientarsi e gli insegnanti partivano alla scoperta del territorio, in una felice intersezione di sapere specialistico e sapere scolastico.
Mi sono sentita più partecipe, più efficace, più gratificata. Lo devo anche al confronto costante con i miei compagni di strada di più lunga data (il capocordata Francesco Sabatini e la scalatrice provetta Carmela Camodeca) ma anche agli incontri con sperimentatrici e sperimentatori d'eccezione, che hanno accettato la scommessa di fare da mediatori, motivando e rassicurando i colleghi: Chiara Pini e Nicola Bello, che hanno mostrato le potenzialità della valenziale per l'analisi dei testi (anche quelli poetici della tradizione) nella scuola media e superiore, Francesca Bonafini, che ha richiamato l'importanza della cura della scrittura a mano nel segmento della primaria, Silvana Loiero, che ha messo al servizio degli insegnanti la sua esperienza decennale di dirigente scolastica e consulente editoriale.
E poi, non posso citarvi tutti, voi insegnanti che avete accettato di mettervi alla prova, sperimentando qualcosa di "nuovo" direttamente nelle classi, ragionando con noi e con i vostri studenti. Rinunciando alle abitudini rassicuranti, alla tentazione autoritaria, alla presunzione del controllo, per costruire insieme a ragazzi e ragazze ipotesi interpretative, materiali di gioco e di lavoro. Esponendovi al rischio di venire contraddetti, ma anche al piacere di essere sorpresi dall'accoglienza positiva delle proposte, dalla vivacità delle reazioni.
Ecco allora una carrellata di idee maturate in questi mesi. Iniziamo con i materiali per allenare l'intelligenza delle mani e il robot mangia-verbi sforna-nomi realizzati in una primaria di Verona da Francesca Bonafini:
Spostiamoci ora a Pistoia, ancora in una primaria: la classe di Ornella Santinelli ha trovato un bel modo, ecologicamente sostenibile, per lavorare con la grammatica valenziale: utilizzando i tappi rossi e blu del latte (intero/scremato) o quelli più piccoli delle bottigliette d'acqua (naturale/gassata) per indicare rispettivamente verbo e argomenti. Bastoncini del gelato o stuzzicadenti per collegarli e rappresentare i legami o valenze. Mollette per evidenziare le preposizioni nel caso di valenze indirette. Aggiungo io degli elastici per racchiudere il tutto in un nucleo di frase (che ha come perno un verbo trivalente intransitivo, come dire o dare):
Ed ecco qualche immagine dal brillante video realizzato dalla II E della scuola media "Marconi- Frosini" di Pistoia, guidati dalla prof. Sara Izzo (il corso di Pistoia è stato organizzato da Raffaella Setti e ha visto la partecipazione come formatore anche di Alan Pona).

venerdì 22 giugno 2018
Premio Nazionale per la Ricerca 2018 (assegnato a...)
| Oggi, 22 giugno, insieme con la primavera festeggiamo il vincitore del Premio Nazionale del Presidente della Repubblica destinato a opere o scoperte concernenti le discipline comprese nella Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche promosso dall'Accademia Nazionale dei Lincei per l'anno 2018. Il premio sarà consegnato, nel corso dell'Adunanza solenne di chiusura dell'anno accademico, a Francesco Sabatini. La Pala di Accademico della Crusca di Francesco Sabatini (Ventilato),
con citazione petrarchesca in alto, scena di divisione della pula in primo piano
e veduta di Pescocostanzo (città natale di Sabatini) sullo sfondo
Mi piace pensare che questo premio vada anche a quel filone della sua ricerca, legato alle esigenze della didattica della lingua, che lo ha portato negli anni Ottanta a introdurre in Italia la grammatica valenziale e la grammatica del testo in un pionieristico testo scolastico intitolato La comunicazione e gli usi della lingua, edito da Loescher. E poi, negli anni Novanta, a concepire il primo dizionario italiano (il DISC) che ha integrato il concetto di valenza nella descrizione delle voci verbali e ha riconosciuto la funzione testuale delle congiunzioni. Intuizioni felicissime che, con la generosità intellettuale che lo contraddistingue, ha messo a disposizione della comunità degli insegnanti senza preoccuparsi di difendere la paternità delle idee o di brevettare gli imitatissimi grafici radiali, pur consapevole del fatto che le grammatiche scolastiche raramente vengono citate come fonte dagli altri studiosi e tantomeno dagli autori di altri libri scolastici. Tutte le volte che apro una nuova grammatica o un testo di linguistica in cui si parla di valenza, non posso fare a meno di controllare se la genesi del modello sia correttamente ricostruita: senza omettere il nome di chi ha avuto un ruolo fondamentale di passeur. Perché le intuizioni di Lucien Tesnière (1893-1994), che introdusse negli anni 30 del secolo scorso il concetto di "valenza verbale", sarebbero rimaste lettera morta in Italia senza l'impegno di Germano Proverbio per la didattica del latino e di Francesco Sabatini per la didattica di italiano. A Sabatini, in particolare, dobbiamo lo sviluppo e l'affinamento del modello per la descrizione dell'italiano, le innovazioni terminologiche che corrispondono a una visione più complessa dell'architettura della frase, gli schemi di frase che passano dalla verticalità all'albero coi suoi rami all'orizzontalità degli ovali concentrici con i relativi simboli e codici cromatici. Insomma, tutto quello che oggi, dopo essere stato a lungo osteggiato e marginalizzato, viene variamente saccheggiato e rimaneggiato (non di rado travisato) da tanti testi, scolastici e non solo. | |
| Rincordarlo e ringraziarlo è un dovere. Per me in primo luogo: senza di lui, questo blog (e prima ancora il libro di cui il blog costituisce il prolungamento virtuale) non esisterebbe. | |
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