martedì 17 luglio 2018

Quando la valenza è in vacanza

Quest'estate il blog va in vacanza. Avrete comunque molto da leggere e vedere e ascoltare.

E se proprio avete voglia di fare una vacanza all'insegna della valenza, beh, che ne dite di seguirmi fino a Montepellier, dove Lucien Tesnière lavorò come docente di Linguistica indoeuropea presso l'Università e, come direttore della locale Ecole Normale d'Institutrices (il nostro Magistero), sperimentò la validità didattica delle proposte contenute nella sua opera maggiore (Elements de syntaxe structurale)?









Vagando e divagando, si può risalire nell'arrière-pays, verso la Drôme (anticamente Valentinois), e arrivare alla più vicina Valenza (Valence-sur-Rhone).
Oppure, rimanendo nei territori dell'antica Provincia romana, proseguire lungo la costa, verso i Pirenei, per arrivare fino alla Valenza più lontana (Valencia) sulla costa orientale della Spagna, a mangiare la paella valenziana e ballare il flamenco.
(Alcuni colleghi mi segnalano che è in circolazione una lectio facilior: "grammatica valenziana". Eppertanto, e intanto, olé!).

Di ritorno in Italia, passando per le Alpi, è d'obbligo una sosta al BB valenziale di Gressan, ospiti di Cesare e Carmela Camodeca, con vista sulle vette più alte d'Europa.
Perché le idee migliori nascono incastonate tra muri in sasso e giardini, alpini e appenninici...
E più a sud, nel cuore verde dell'Italia, all'ombra del grande masso (il pesco), vi aspetta Pescocostanzo: in estate, la vita culturale della cittadina è animata dall'instancabile Francesco Sabatini. Lo scorso anno si è inventato un concerto "pitagorico", per incudine e strumenti da camera. Quest'anno, chissà...




mercoledì 4 luglio 2018

Quel che ho imparato quest'anno a scuola

Alla fine di un anno scolastico vissuto come formatrice una tantum mi piace presentare i buoni frutti che ho raccolto.



Una premessa: dopo alcuni anni passati a fare conferenze occasionali nelle scuole, a carattere più o meno teorico o laboratoriale, sulla grammatica valenziale, ho scelto di partecipare solo a corsi di formazione che prevedano, dopo la parte teorico-metodologica, una parte di sperimentazione in classe da parte degli insegnanti e un incontro di discussione e restituzione dei lavori alla fine del percorso.
Insomma: noi formatori fornivamo la mappa per orientarsi e gli insegnanti partivano alla scoperta del territorio, in una felice intersezione di sapere specialistico e sapere scolastico.

Mi sono sentita più partecipe, più efficace, più gratificata. Lo devo anche al confronto costante con i miei compagni di strada di più lunga data (il capocordata Francesco Sabatini e la scalatrice provetta Carmela Camodeca) ma anche agli incontri con sperimentatrici e sperimentatori d'eccezione, che hanno accettato la scommessa di fare da mediatori, motivando e rassicurando i colleghi: Chiara Pini e Nicola Bello, che hanno mostrato le potenzialità della valenziale per l'analisi dei testi (anche quelli poetici della tradizione) nella scuola media e superiore, Francesca Bonafini, che ha richiamato l'importanza della cura della scrittura a mano nel segmento della primaria, Silvana Loiero, che ha messo al servizio degli insegnanti la sua esperienza decennale di dirigente scolastica e consulente editoriale.

E poi, non posso citarvi tutti, voi insegnanti che avete accettato di mettervi alla prova, sperimentando qualcosa di "nuovo" direttamente nelle classi, ragionando con noi e con i vostri studenti. Rinunciando alle abitudini rassicuranti, alla tentazione autoritaria, alla presunzione del controllo, per costruire insieme a ragazzi e ragazze ipotesi interpretative, materiali di gioco e di lavoro. Esponendovi al rischio di venire contraddetti, ma anche al piacere di essere sorpresi dall'accoglienza positiva delle proposte, dalla vivacità delle reazioni.

Ecco allora una carrellata di idee maturate in questi mesi. Iniziamo con i materiali per allenare l'intelligenza delle mani e il robot mangia-verbi sforna-nomi realizzati in una primaria di Verona da Francesca Bonafini:






Spostiamoci ora a Pistoia, ancora in una primaria: la classe di Ornella Santinelli ha trovato un bel modo, ecologicamente sostenibile, per lavorare con la grammatica valenziale: utilizzando i tappi rossi e blu del latte (intero/scremato) o quelli più piccoli delle bottigliette d'acqua (naturale/gassata) per indicare rispettivamente verbo e argomenti. Bastoncini del gelato o stuzzicadenti per collegarli e rappresentare i legami o valenze. Mollette per evidenziare le preposizioni nel caso di valenze indirette. Aggiungo io degli elastici per racchiudere il tutto in un nucleo di frase (che ha come perno un verbo trivalente intransitivo, come dire o dare):





 
Ed ecco qualche immagine dal brillante video realizzato dalla II E della scuola media "Marconi- Frosini" di Pistoia, guidati dalla prof. Sara Izzo (il corso di Pistoia è stato organizzato da Raffaella Setti e ha visto la partecipazione come formatore anche di Alan Pona).