domenica 13 novembre 2016

Laboratorio di chimica... delle parole!





Per realizzare questo laboratorio, che ho tenuto a Bologna in una classe quinta della scuola primaria M. Longhena il 26 settembre 2013 in occasione della prima giornata pro-grammatica (organizzata da "La lingua batte - Radio 3" in collaborazione col MIUR e col patrocinio dell'Accademia della Crusca e dell'ASLI), abbiamo preso in prestito provette, pinze e lenti a contatto dal laboratorio di scienze.
E poi ci siamo messi al lavoro con le parole magnetiche commercializzate da magneticpoetry.


Abbiamo lavorato in gruppo, invitando ragazzi e ragazze a scegliere un verbo, metterlo nella provetta e aggiungere gli altri elementi necessari per fare una frase, selezionando i nomi appropriati, le rispettive desinenze, gli eventuali elementi di accompagnamento (ausiliari per i verbi, articoli e aggettivi per i nomi).
La sfida era, per ogni gruppo, quello di formare la frase più breve e quella più lunga ragionando sul significato del verbo, sulle regole di dipendenza all'interno della frase, sui meccanismi dell'accordo.
Anziché molecole di sostanze, bisognava comporre modelli di frasi.
Ecco un qualche immagine della giornata.





 
 
 
Insieme a queste foto, conservo il ricordo della curiosità, dell'interesse, della complicità di ragazzi e ragazze. Che si sono divertiti, insieme alla maestra, lavorando in modo insolito con le parole. 

sabato 12 novembre 2016

Grammatica valenziale per sinofoni

 
 
La grammatica valenziale è un modello utilizzabile non solo per la didattica dell'italiano come L1, ma anche per la didattica dell'italiano L2, cioè a studenti "stranieri".
La sfida più avvincente è sicuramente quella degli studenti sinofoni che si avvicinano all'italiano partendo da una lingua madre (il cinese) grammaticalmente molto distante dalle lingue europee: priva di morfologia (le parole non si flettono) e la cui descrizione si basa sul riconoscimento di 3 sole parti del discorso (verbo, nome, aggettivo).

Nel maggio del 2015 a Sarnano, uno splendido paese del maceratese (purtroppo colpito dal terremoto) che da anni ospita gruppi di studenti stranieri per soggiorni di formazione linguistica presso l'Associazione culturale "Le Antiche Torri", ho avuto l'occasione di sperimentare di persona l'efficacia del modello della verbodipendenza nell'apprendimento dell'italiano come seconda lingua in studenti cinesi principianti.

Dopo una lezione introduttiva del prof. Sabatini, con interpretazione simultanea in cinese e grafici bilingui,

 




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

ho proposto un laboratorio basato sulla formazione di frasi a partire da sintagmi, cioè gruppi di parole (gruppo del verbo: il verbo accompagnato da eventuali ausiliari, verbi modali ecc.; gruppo del nome: il nome accompagnato da articolo ed eventuali aggettivi).
Lo scopo era quello di costruire "frasi minime" partendo da verbi fondamentali dell'italiano, aiutandosi per la semantica con un dizionario.   
Abbiamo lavorato in gruppi, utilizzando strisce di carta contenenti gruppi del nome (i nomi propri italianizzati degli studenti e delle studentesse, insieme ad alcuni nomi comuni preceduti da articolo) e gruppi del verbo (alla terza persona singolare o plurale, tempo presente indicativo o passato prossimo) da combinare per formare frasi grammaticali e di senso compiuto.
 
 
 
 
 
Le frasi ben formate, grazie al lavoro di gruppo e alla discussione con i/le docenti, venivano trascritte alla lavagna e successivamente inserite in schemi radiali vuoti appositamente predisposti, sula base della valenza del verbo. 
 
 
Un'esperienza nuova ed entusiasmante, che mi ha dato la misura dalla potenza del modello, della sua capacità di includere, di motivare, di incoraggiare a superare ostacoli linguistici e culturali. 

venerdì 11 novembre 2016

Viaggi grammaticali... solo bagaglio a mano

Da alcuni anni le nostre abitudini di viaggiatori sono cambiate: la frequenza degli spostamenti aerei e le restrizioni di spazio imposte dai voli economici ci hanno costretti a ridurre il formato delle nostre valigie e a selezionare in modo più attento il necessario per la vacanza o il viaggio di lavoro.
Se all'inizio la sensazione prevalente era quella di sacrificio, di faticosa rinuncia, oggi ci sentiamo sollevati nel partire leggeri e nell'arrivare agilmente alla meta, senza l'impaccio dato da un bagaglio ingombrante. Messe in soffitta le vecchie valigie rigide, abbiamo imparato a spostarci con bagagli a mano di dimensioni ridotte. Senza per questo sentirci più poveri o meno vitali. Al contrario: la sobrietà (la decrescita, in economia) diventa la premessa per una nuova di forma felicità (intesa non solo come soddisfazione, ma come appropriatezza al contesto).


Proviamo a trasferire questo ragionamento alla riflessione grammaticale: è davvero necessario mettere nella nostra valigia di insegnanti tutti i contenuti che la tradizione ha tramandato e che, a un'analisi ravvicinata, si rivelano "un coacervo di concetti, nozioni, tecniche di analisi accumulatesi nel corso della storia della cultura" - come scriveva già nel 1978 Monica Berretta?
Non sarebbe forse opportuno, per favorire l'auspicato "ritorno alla grammatica", alleggerire il bagaglio per renderlo più funzionale alla riflessione sulla lingua e al lavoro sui testi?

Del resto, basta confrontare l'indice di una grammatica italiana con quello di una grammatica di qualsiasi altra lingua europea per rendersi conto della superfetazione di argomenti e distinzioni interne che appesantiscono le nostre trattazioni. Le grammatiche scolastiche, in particolare, indugiano su definizioni inadeguate e pratiche tassonomiche che - nella migliore delle ipotesi - dovrebbero preparare allo studio della sintassi latina (e, più in generale, allenare il pensiero astratto), ma che intanto costituiscono una zavorra che ostacola il traguardo delle competenze.
Perché in ambito scolastico la competenza - vale la pena ribadirlo - non va intesa come la conoscenza approfondita (e troppo spesso anticipata) di contenuti astratti, ma come capacità di ancorare le conoscenze riflesse alle intuizioni del(la) parlante e alla pratica dei testi.
L'obiettivo della didattica della grammatica non dovrebbe essere quello di "preparare al liceo" - come si sente dire in tante scuole secondarie di primo grado - ma mettere ragazze e ragazzi nella condizione di far ricorso alle proprie risorse linguistiche per affrontare compiti comunicativi sempre più complessi (compreso lo studio delle lingue classiche).
Che cosa mettere, allora, nella valigia grammaticale? Ogni insegnante sceglierà il proprio percorso, il manuale, il modello che riterrà adeguato allo scopo (come suggeriscono anche le più recenti Indicazioni nazionali). Ma senza perdere di vista gli obiettivi irrinunciabili: dare un fondamento scientifico allo studio riflesso della lingua (iniziando con lo sfoltire e rinnovare i contenuti grammaticali) e rispettare la gradualità degli apprendimenti (lavorando nella direzione di un curricolo verticale).
Che cosa abbiamo da perderci? Nulla di irrinunciabile. E da guadagnarci? La motivazione (nostra e delle/gli studenti), la competenza linguistica, il piacere del viaggio nei testi.