mercoledì 12 aprile 2017

Dire fare cimpare (albi illustrati grammaticali)

Tra i libri premiati negli scorsi anni alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, ce ne sono due che uso spesso a lezione e nei miei laboratori per ragionare sulle parti del discorso e sulla centralità del verbo. Entrambi sono pubblicati da piccole case editrici che stanno crescendo grazie alle loro scelte di qualità.

Il primo è Achimpa, della portoghese Catarina Sobral (Premio internazionale di illustrazione 2014), tradotto in Italia da La Nuova Frontiera junior col titolo Cimpa. La parola misteriosa. Un libro per introdurre in modo intelligente il tema della classificazione delle parole.
Come in tutti gli albi illustrati, l'immagine predomina sul testo. La storia è breve: un giorno un ricercatore in biblioteca scopre una nuova parola cimpa. Nessuno sa cosa significhi e si fanno varie ipotesi: potrebbe essere un nome (cimpa), o la forma di un verbo (cimpare), e così via passando in rassegna le varie parti del discorso...




In un'intervista, la giovane scrittrice-illustratrice racconta com'è nata l'idea del libro:
Volevo scrivere un libro sulla classificazione delle parole e mi è venuto in mente che avrei potuto sovvertire il motivo, ricorrente nella letteratura, del legame narrativo. Cioè che avrei potuto riprodurre la stessa struttura che si trova nella leggenda di Carlo Magno, nell’Orlando Furioso... sostituendo l’oggetto che fa da legame (l’anello; spade, elmi e cavalli) con una parola. In Cimpa il susseguirsi degli eventi non è dovuto al fatto che l’oggetto cambia di padrone ma dipende da una parola che cambia di classe, prima era un nome e poi diventa un verbo, poi un avverbio, ecc.
Perché le parole, anche quelle esistenti, possono cambiare di classe, sia nel corso della storia (durante e mediante erano forme, rispettivamente, dei verbi durare e mediare prima di diventare preposizioni) e sia nella concatenazione delle parole (regola è un nome se ha l'articolo davanti, un verbo se l'articolo segue: la regola del gioco; regola la sveglia). Prima di passare in rassegna le diverse parti "del" discorso, dunque, bisognerebbe vedere come funzionano "nel" discorso, cioè all'interno della frase: con quali parole si combinano e in quale ordine e quale funzione sono chiamate a svolgere. Insomma, per attribuire le parole a questa o quella categoria grammaticale dobbiamo vederle in azione.

Il secondo libro che vi propongo è l'argentino DIRE FARE BALLARE. L’abbecedario che fa giocare le parole (Premio 2016 Bologna Ragazzi Award nella categoria New Horizons) con testi di Ruth Kaufman e Raquel Franco e illustrazioni di Diego Bianki, tradotto in Italia da Giralangolo.
Si tratta di un albo che riprende il formato tradizionale degli abbecedari: per ogni lettera dell'alfabeto, un capolettera e una serie di parole e situazioni che le illustrano. In questo caso le parole sono tutti verbi.




Già la lista è interessante per capire che cosa ci dicono i verbi: senz'altro azioni (ballare, cantare, dare, emigrare, festeggiare, giocare, illuminare, leggere, mangiare, oziare, pettinare, praticare, ridere, scrivere, tirare, ululare, zigzagare), ma anche sentimenti (amare), eventi (nascere).
Già qui si può fare una riflessione: la maggior parte dei verbi che usiamo quotidianamente indicano azioni, ma il verbo non indica solo azioni! L'azione è volontaria, e comporta un agente responsabile. Amare è un'azione? Nascere è un'azione? Anche su oziare (il verbo dell'inazione) si potrebbe discutere...

Un'altra riflessione scaturisce da una serie di parole che compaiono nell'elenco sotto le lettere straniere: per esempio jogging e yoga sono nomi, ma nomi di d'azione. Basta metterci davanti fare e il verbo è fatto: fare jogging, fare yoga. Se torniamo indietro alla lettera F capiamo subito che in alcuni casi possiamo scegliere tra la costruzione con fare e il verbo unico: fare festa, festeggiare.
Anche alla lettera H troviamo un nome, hobby, che per funzionare come verbo si appoggia non a fare ma ad avere: avere un hobby. Quando un verbo di significato generale (come fare, avere, tenere, mettere, dare) funziona in questo modo, cioè come 'ausiliare di un nome', è chiamato verbo supporto.

Altri nomi che compaiono nell'elenco (quadro, web, xilofono) sono invece nomi tipici, cioè nomi referenziali, che indicano 'oggetti' in senso lato. Qui la scelta sarà stata condizionata dal fatto che il libro è tradotto dallo spagnolo e che nasce come libro illustrato con vignette che condizionano le scelte del traduttore, messo di fronte alla necessità di spostare alcuni verbi (comer dalla lettera C passa alla M di mangiare, escribir dalla E alla S di scrivere, hablar dalla H alla P di parlare), riempiendo di conseguenza i vuoti, adattando le frasi che le illustrano la parola e riorganizzando in alcuni casi le vignette.

Ma veniamo ai verbi e alle frasi che li illustrano. Perché questo libro può essere un supporto alla riflessione sulla valenza dei verbi, e quindi sulle costruzioni della frase a partire dal verbo (ogni verbo è infatti esemplificato da una o più frasi illustrate da altrettante vignette), a patto che si tenga presente l'obiettivo del libro, che non era quello di creare un supporto alla riflessione sulla sintassi (come si costruisce una frase minima), ma semmai quello di far riflettere su aspetti pragmatici (quante cose possiamo fare con le parole), invitare i piccoli lettori e lettrici a muoversi con allegria, a esprimere le loro emozioni, a giocare con le parole.
Possiamo quindi usarlo come supporto didattico, ma con alcune cautele, che illustrerò servendomi di tre esempi.
Amare è perfetto per i nostri scopi: possiamo amare altre persone, animali, ideali. Ma c'è sempre qualcuno che ama è qualcuno/qualcosa che è amato. Verbo bivalente transitivo.
 


Festeggiare funziona ugualmente nella frase principale in alto (festeggiare il compleanno), ma già ci pone domande nella frase piccola in basso: festeggiare tutti insieme. Perché qui l'oggetto (cosa si festeggia) non compare. Potremmo pensare che sia sottinteso (dato che è stato detto sopra). Ma possiamo anche supporre che il verbo ammetta anche una costruzione intransitiva (io festeggio). La conferma ci viene dal DISC online, il Dizionario Sabatini-Coletti, che riporta per ogni verbo le formule di valenza: festeggiare è bivalente transitivo, ma ammette anche la costruzione monovalente intransitiva.
A questo punto capiremo che tutti insieme è un elemento che arricchisce la scena: un'espressione avverbiale (tutti insieme) che ci dice in quanti e come si festeggia.
Come abbiamo detto, possiamo anche riflettere sulla coppia festeggiare/fare festa confrontando le costruzioni.


Ultimo esempio: viaggiare. Questo è un verbo sicuramente monovalente: io viaggio è una frase completa. Ma spesso, nella comunicazione, specifico il mezzo con cui viaggio: in aereoin auto... a piedi. Si tratta però di espressioni che possono essere staccate dal verbo. Proviamo: viaggio: lo faccio in aereo. Se possono essere staccate non sono argomenti del verbo!



Ultima proposta di questo post chilometrico: La mia piccola officina delle parole del francese Bruno Gibert, libro-gioco pubblicato da EDT-Giralangolo.






Un libro a strisce. Ogni striscia un sintagma. La striscia in alto, che riporta espressioni di tempo o di luogo, è funzionale alla costruzione di storie (il cronotopo). Dal punto di vista sintattico, di tratta di un'aggiunta, un'espansione della frase (le circostanze).
La frase "minima" comincia dalla seconda striscia: quella del soggetto, il/la protagonista.  
La terza striscia è il cuore pulsante della storia: il verbo (sono tutti verbi transitivi) che ci fa vedere la scena.
La quarta striscia è quella del personaggio (animato o inanimato) che completa la scena.
Questo libro permette di giocare e riflettere non solo sulla struttura delle frasi (in cui le parole si raggruppano in sintagmi e si accordano per poter funzionare) ma anche sulle compatibilità semantiche tra il verbo e i suoi argomenti: che cosa succede quando un verbo come masticare, che richiede un soggetto animato e provvisto di denti, si prende per soggetto un nome di inanimato come la metropolitana? O si sceglie come oggetto qualcosa di non commestibile, come le foglie secche? Scatta la metafora. Nasce una storia fantastica.


Volentieri segnalo APEDARIO, un bel blog di Antonella Capetti dedicato all'insegnamento dell'italiano attraverso gli albi illustrati.

3 commenti:

  1. Gentilissima professoressa De Santis,
    grazie di cuore per la citazione di Apedario.
    Sto leggendo il suo ottimo testo sulla grammatica valenziale, e le sono grata per aver reso l'argomento così vivo e appassionante. Finalmente la possibilità di avere risposte di senso su quesiti che ci poniamo ormai da decenni.
    Ancora grazie, davvero.
    Antonella

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a lei per l'entusiasmo e la freschezza delle sue pagine. E per questo scambio, che la rete rende possibile.

      Elimina
  2. Sono grata anch'io alla rete, per aver reso possibili incontri fino a poco tempo fa inimmaginabili.
    Ancora grazie
    Antonella

    RispondiElimina