martedì 5 maggio 2020

Tempo di... gite virtuali (a Recanati con Giacomino)

Avete voglia di fare una gita a Recanati per andare a trovare Giacomo Leopardi bambino?
Seguiteci su "La vita scolastica"...
Scopriremo insieme che si può rimanere vitali e vivaci, pur sapendo che "non tutto andrà bene"...



Questa è la copertina del nostro libro di bordo


E per i più grandi... un viaggio nei verbi dell'Infinito...

POSTILLA (sempre per i più grandi): non sappiamo se l'ermo colle sia davvero il Monte Tabor o una reminiscenza letteraria: un sintagma incontrato nei versi dell'amato Tasso, magari...  come il nome Silvia della poesia eponima (che verrebbe da un sonetto del Lasca), e tanti altri inserti che abilmente Leopardi recupera dalla poesia dei secoli precedenti, rivitalizza e rimette in musica. 
Però quel colle è lì, a Recanati, accanto a casa Leopardi: di certo Giacomo bambino lo avrà percorso. E la "rimembranza" di quella "età fiorita" è ciò che dà calore ai suoi versi maturi, come il poeta stesso scrive nel suo Zibaldone di pensieri. L'infanzia, il "tempo primo", è il deposito di un sentire cui si può sempre attingere per estrarre materiali preziosi, proprio come la tradizione letteraria... 

sabato 2 maggio 2020

D come distanza

Parlando con insegnanti che lavorano con la grammatica valenziale, torna spesso un tema, percepito come problema (non amo il termine "criticità", per questo non lo uso; tantomeno "tematica" e "problematica").
Tema-problema: le difficoltà che si incontrano nel definire con esattezza la posizione dei diversi costituenti della frase via via che dal nucleo (il verbo con i suoi argomenti) ci si allontana verso la periferia (circostanti, espansioni, modificatori, margini: la varia terminologia già riflette la delicatezza della questione a livello teorico).
Un problema di distanza (che è il contrario, in qualche misura, di "valenza", il legame che tiene unite le parti essenziali della frase).

Distanza è diventata una parola chiave della nostra quotidianità. Da distanza abbiamo formato (ricalcando l'inglese) il termine distanziamento (sociale). 
La "distanza sociale" è stata finora un concetto di classe, il modo in cui una parte della società, che ha di più (denaro e potere), si protegge da un'altra parte che ha di meno, ma è ben più numerosa.
Il libro Cuore di Edmondo De Amicis ci ha offerto un ritratto indimenticabile di questa realtà nella scuola postunitaria. Una scuola in cui la distanza era solo metaforica: classi sovraffollate e pochi monumentali banchi di legno inchiodati al suolo rendevano inevitabile la prossimità tra bambini appartenenti a classi sociali diverse. Così Carlo Nobis "vorrebbe avere un banco per sé solo, ha paura che tutti lo insudicino, guarda tutti dall'alto in basso, ha sempre un sorriso sprezzante sulle labbra: guai a urtargli un piede quando si esce in fila a due a due". La distinzione sociale si affidava, nell'impossibilità di eludere il "prossimo" maleodorante, a un atteggiamento di sprezzatura.
La distanza è in qualche modo connaturata all'essenza di un altro protagonista della letteratura sui (o fuori dai) banchi di scuola: Pinocchio. Non a caso, lo storico Carlo Ginzburg ha voluto intitolare Occhiacci di legno le sue Riflessioni sulla distanza (dieci nella nuova edizione uscita nel 2019 per Quodlibet).
«Occhiacci di legno, perché mi guardate?» chiede Geppetto sorpreso al burattino che ha appena intagliato e già ha preso vita. Il taglio modella e separa l'altro, che si dà immediatamente nella sua distanza straniante. In questa distanza si stabiliranno la relazione e il patto educativo (continuamente eluso e rinegoziato) tra il falegname e la sua creatura. Così come nella distanza (critica) dal suo oggetto si costituisce il sapere storico.

Vale la pena ricordare questi episodi prima di affrontare il tema, oggi al centro dei dibattiti, della DAD: la Didattica a Distanza, la "teledidattica" potremmo anche dire (qualcuno parla di smart learning, addirittura), mediata da dispositivi elettronici e da programmi collaborativi.
"Si stende, sulla Distanza, tutta una rete di comunicazioni" - scriveva Emilio Tadini in un prezioso libretto di riflessioni, La distanza, pubblicato da Einaudi nel 1998. Perché la distanza è anche ciò che il nostro desiderio vorrebbe annullare, e che si dissolve nel gesto dell'abbraccio.


                                                                                                                     Emilio Tadini, Fiaba (2000)

Come nelle fiabe, in cui il "cammina cammina " colma d'un tratto distanze immense, in questi giorni senza abbracci la connessione Internet (ove presente) ci consente di raggiungere bambine e bambine, ragazzi e ragazze, nelle loro case. Di portare la nostra immagine, la nostra voce, dei contenuti. E insieme di vedere quelle distanze che i banchi di scuola spesso nascondono: la mancanza di dispositivi adatti, di una connessione stabile, di un supporto alle attività didattiche; il sovraffollamento abitativo, la conflittualità familiare, la demotivazione che spinge a spegnere la telecamera o silenziare il microfono; l'assenza o viceversa la presenza invadente dei genitori. Di scoprire, anche, le nostre vulnerabilità di educatori o educatrici, alle prese con l'imprevisto, con l'incertezza, con la fatica di ascoltare per essere ascoltati, con l'insofferenza nel rivelarci meno esperti e scaltri dei nostri discenti, meno pazienti di quanto credessimo.
Perché nella distanza è insita una complessità che solo un entusiasmo incauto ci consente di ignorare, e che la buona volontà può aiutarci ad "accorciare", ma non basta a "colmare". Dovremo tenerlo a mente, dato che ci aspetta un lungo periodo in cui dovremo imparare a misurare e mantenere le distanze.  E a ripensare gli spazi e i tempi scolastici per garantirle.
Continuare a misurarci con la distanza, insomma, senza rassegnarci ad essa, rimettendola anzi continuamente in questione, almeno finché durerà la didattica dell'emergenza.

A questo link è possibile leggere il Documento per la ripresa della vita scolastica firmato da Rita Librandi, Claudio Giovanardi e Francesco Sabatini per l'Accademia della Crusca e l'ASLI scuola.

Qui si può leggere Se una sera di maggio un'insegnante, la lettera sulla consapevolezza, la responsabilità e l'orgoglio (che nasconde la fatica) scritta da un'insegnante (Elena Martinelli) in tempi di COVIdidattica.

giovedì 2 aprile 2020

#hacuradi: racconti di scuola solidale

In questi giorni ho ascoltato e letto dibattiti sulla cosiddetta DAD (didattica a distanza), l'ho sperimentata di persona con i/le mie studenti, l'ho osservata attraverso le esperienze domestiche dei miei due figli, entrambi al termine di un ciclo (chi alle medie, chi alla primaria).

Due giorni fa il GISCEL ha ricordato Tullio De Mauro nel giorno in cui avrebbe festeggiato il suo 88° compleanno. Per portare la mia testimonianza ho ripreso in mano un libro di cui avevo parlato in fondo a questo post: Cancelati dalla dotrina. Compiti scolastici dei bambini di una borgata romana, a cura di Laura Migliorini, con prefazione di Tullio De Mauro. Avevo intenzione di parlare del silenzio: il silenzio come condanna da cui De Mauro (sulla scia di don Milani) voleva far uscire bambine e bambini, ragazze e ragazzi appartenenti a quelle che si chiamavano "le classi subalterne" (oggi diremmo socialmente svantaggiate o vulnerabili). Volevo parlare, anche, di un silenzio produttivo: quello dei piccolissimi che - preparandosi a parlare - dopo la lallazione attraversano una fase silenziosa, di ascolto attivo cui seguirà una "esplosione del vocabolario" e la successiva comparsa delle prime frasi (un segnale di speranza per le nostre città mute...).

Pensavo ancora al silenzio e al vociare dei bambini, stamattina, ai diritti loro negati in questa fase di emergenza (che è anche una emergenza educativa), alla diversità delle condizioni in cui si ritrovano a vivere la situazione di "sequestrati in casa" (non sempre in un clima sereno, con la strumentazione tecnologica, gli spazi e la supervisione necessari per affrontare in modo positivo le nuove modalità di studio e apprendimento).
Il decreto "Cura Italia" non propone rimedi per la scuola: tutto è affidato alla buona volontà, alla inventiva e al coraggio delle/gli insegnanti. Se la Ministra si compiace del fatto che 9 studenti su 10 siano raggiunti dallo "smart learning" (tramite le estensioni del registro elettronico o programmi vari di interazione e di condivisione), io non posso fare a meno di pensare a quell'1 che rimane. Non è sotto i miei occhi, ma so che c'è e che la scuola deve averne cura, per non lasciare indietro nessuno.
Ripenso a una frase di Adele Corradi, che sento al telefono per accertarmi che stia bene (lei, nata nel 1924): "La scuola non deve fare proposte, deve dare risposte".

Cerco il libro di Carla Melazzini, Insegnare al principe di Danimarca, a cura di Cesare Moreno* (Sellerio, 2011) - mi rendo conto di non avervene mai parlato, ma i libri sanno aspettare il momento giusto - e lo apro a pagina 64, dove avevo messo un segno: "Dove trovare, in questa situazione, e come offrire le motivazioni intrinseche allo studio?" (la situazione è quella che si trovano ad affrontare i maestri di strada napoletani).

Cerco le ragioni e i modi di una cura educativa che sento necessaria, urgente, carente - al di là della quieta routine dei miei figli, della confusione dei decreti che si susseguono, dell'ottimismo irresponsabile di chi "andrà tutto bene", del pessimismo di chi "soffia sulla paura".
Penso a queste cose e ad altre, mentre giro il ragù, guardo fuori per spiare l'arrivo dei merli, origlio le conversazioni dei figli, tengo a bada il cane pronto a rubare le crocchette dei gatti.


Poi arriva una telefonata: è Francesco Sabatini che, con l'entusiasmo di sempre, mi riporta i racconti di una scuola calabrese (a sua volta ascoltati per telefono dalla voce di una preside): una scuola in cui i bambini "fanno la spia" per aiutare chi è in difficoltà - perché non ha la connessione, o il computer, o i genitori a casa che lo aiutino. Mi dice che è una cosa bella questa nuova ondata di solidarietà sociale, che da qui dovremmo ripartire, dalla scuola e da questo spontaneo desiderio di bambine e bambini, di ragazzi e ragazze, di superare le disuguaglianze, le distanze che rischiano di creare divari (non solo digitali). Io lo ascolto e a poco a poco mi lascio contagiare, faccio mia la sua idea: raccogliere testimonianze e racconti di questa scuola che "ha cura di", che si occupa e si preoccupa, che va avanti ma guardandosi indietro.
Non un nuovo libro "Cuore", ma un diario di chi ha a cuore la scuola e crede che è da qui che si potrà e dovrà ripartire.

Allora, mi aiutate?
Avete storie da mandarmi? Non importa che siano a lieto fine. Che siano richieste di aiuto o gridi di esultanza, l'importante è che abbiano una valenza "politica", che possano mandare un messaggio ai nostri governanti. Storie che parlino di solidarietà orizzontale (tra bambine e bambine) ma anche verticale (tra bambini e insegnanti, alle prese con tecnologie collaborative), di forme nuove di alleanza tra genitori e scuola (al di fuori delle tossiche chat telefoniche). Che dicano la fatica e l'entusiasmo, le opportunità e i rischi di quanto andiamo - giorno dopo giorno - sperimentando come educatori (e genitori o zii o nonni insieme).

Come diceva Tullio De Mauro, non basta avere una nipotina Maddalena (oggi diremmo Emma, o Matilde) per sentirsi in diritto di parlare di scuola e di didattica (a distanza o meno).
Ma per chi vive la scuola da dentro, è arrivato il momento di far sentire la propria voce. "Il silenzio non esiste" - diceva Danilo Dolci. Dobbiamo parlare e interrogarci per capire insieme come possiamo e dobbiamo vivere la nostra vita nella vita degli altri, per costruire nuove forme di convivenza civile, che rendano il nostro mondo più ospitale, dopo.

Pronti a partire?
Potete aiutarmi a diffondere questa "Chiamata al racconto" (lanciando un hashtag, magari, se ne siete capaci: #hacuradi), oppure scrivere alla mail hacuradi@gmail.com, creata apposta per raccogliere storie di Scuola Solidale: testimonianze, esperienze, racconti di insegnanti, bambine/i e ragazzi/e. Ne faremo qualcosa di bello, promesso!


* Cesare Moreno, Presidente della onlus "Maestri di strada", è l'ideatore del "pacco viveri per la mente" (nato nell'ambito del Progetto "I CoroNauti"), che ha avuto il sostegno del Ministero dell'Educazione.


🆕 AGGIORNAMENTI! 🆕
In pochi giorni ecco le prime risposte/proposte: Gaia da Padova ha mandato il suo vademecum rivolto a ragazzi e ragazze che vogliano ben ripartire il tempo della giornata, avendo cura di corpo, mente e spirito; Antonella dalla Lombardia racconta di mandare ogni sera, tramite un audio diffuso dalla chat telefonica di classe, una "Storia della buonanotte" a bambine e bambini, che possono così ascoltare la voce della maestra insieme ai loro genitori (lo smartphone, almeno quello, tutti ce l'hanno); dalla Val d'Aosta arriva "L'angolino di Nonna Mela", uno spazio di connessione pomeridiana in cui un'insegnante in pensione fa giocare con la lingua la nipotina di 8 anni e altri compagni; Francesca da Verona fa costruire ai bambini "arcobaleni di parole" e crea "scambi virtuali" di pezzi di libri tra i suoi alunni; a Bolognadue tredicenni hanno modificato una app che usano per comunicare online mentre giocano ai videogame (Discord) e ne hanno spiegato il funzionamento ai professori consentendo di far partire la didattica a distanza in tempi record...

ADOTTA UNO STUDENTE!
Segnalo una bella iniziativa solidale promossa dall'Associazione "Terre di mezzo": https://www.sfide-lascuoladitutti.it/aiuta-uno-studente/ per raccogliere la disponibilità di insegnanti volontari che vogliono dare un supporto didattico a quegli alunni che, per vari motivi, hanno difficoltà o fanno fatica a seguire il percorso scolastico in questo periodo. C'è la possibilità anche, per genitori in difficoltà, di chiedere un supporto.