Come è avvenuto il tuo incontro con la valenziale?
Ho conosciuto la grammatica valenziale partecipando ad attività di formazione organizzate dal GISCEL Emilia Romagna. La mia dirigente scolastica è stata per vent'anni Silvana Loiero: grazie a lei e alla sua vivacità culturale, ho potuto accostarmi a modelli didattici diversi che hanno soddisfatto il mio bisogno di senso. Di qui è nato l'interesse per la valenziale, che ho approfondito con letture che mi hanno aiutata a calare il modello nel lavoro di ogni giorno in classe. In particolare ho trovato molto utili per la pratica didattica di ogni giorno i volumi di Maglioni e Panzarasa, Le parole dentro di noi (Carocci, 2005), il Sillabo di Bolzano (Lo Duca e Provenzano 2012), gli Esperimenti grammaticali di M.G. Lo Duca, insieme a un libro del ticinese A. Jelmini, La grammatica (3 vv., Salvioni edizioni, 1997).
Per la cornice teorica, e per sciogliere i dubbi che spesso mi assalgono uso le grammatiche Loescher di Sabatini, Camodeca e De Santis (2011 e 2013) e il DISC dizionario di italiano Sabatini-Coletti.
Da quanti anni e con quali risultati lavori con la valenziale nella scuola primaria?
Ho iniziato nell'a.s. 2008/2009, eravamo in classe terza. Da allora ogni volta che riparto con un nuovo gruppo classe aggiusto qualcosa, limo e modifico il percorso. Il punto di forza della grammatica valenziale è la semplicità data dal partire dal verbo, che insieme alla forma grafica permette di vedere i rapporti tra i sintagmi e di trovare abbastanza facilmente il nucleo comunicativo. Questo aiuta i bambini a leggere e comprendere anche una frase complessa, ad andare al nocciolo e individuare facilmente il messaggio principale. Non solo, gli alunni si abituano anche a fare ipotesi sull'intenzione comunicativa e sul tipo di testo su cui stanno lavorando. Purtroppo quando i bambini passano alla scuola media questo lavoro viene abbandonato ma so con certezza che avergli insegnato a ragionare sulle parole rimane un bagaglio spendibile nella comprensione di tutti i tipi di testo: storia, scienze, geografia, problemi matematici, misti…
La mia difficoltà nel proporre il percorso valenziale nella scuola primaria è mantenere il lavoro su frasi semplici: l'entusiasmo dei bambini li porta a chiedere di analizzare frasi difficili dal punto di vista grammaticale, su cui non riuscirebbero a orientarsi autonomamente. La didattica della grammatica valenziale è molto orientata alla discussione, alla formulazione di ipotesi e alla ricerca collettiva di soluzioni e non si adatta alla risposta preconfezionata dell'insegnante.
A partire da quale classe e con quali modalità proponi la riflessione sulla frase?
Il lavoro grammaticale sistematico inizia in classe terza elementare e prosegue fino alla quinta.
Però alcuni semi valenziali li metto a dimora già prima. Procedo così: quando l'apprendimento strumentale della letto-scrittura è abbastanza consolidato, e la loro voglia di leggere esplode, sfido i bambini a trovare in frasi semplici, di solito le consegne degli esercizi, le parole che ci dicono cosa dobbiamo fare. Queste parole sono verbi, ma a loro non lo dico! Svelo invece che è una parola così speciale che posso mimarla. Ad esempio, nella consegna: "Leggi le parole e circonda il pezzo GN", stimolo i bambini a dirmi se ci sono delle parole che ci dicono cosa dobbiamo fare. Trovano facilmente "leggi e circonda". Le faccio mimare e se li vedo pronti chiedo anche se possiamo mimare "il" oppure "GN" per sottolineare la differenza. Poi faccio colorare i due verbi in modo che sia ancora più chiaro cosa devono fare nell'esercizio. Nulla di più. Non do alcuna etichetta: si tratta solo di trovare le parole importanti che servono per lavorare bene. Questo lavoro di riflessione orale e spontanea, legato alla necessità di svolgere un compito anche da soli o di capire meglio quello che si legge, prosegue per tutta la seconda in completa sinergia con la collega "a quadretti". Sempre in seconda lavoriamo sul senso delle frasi e le mescoliamo per capire che a volte il posto dei sintagmi può cambiare.
Invece dalla classe terza iniziamo ad analizzare e isolare i sintagmi che compongono le frasi lavorando sempre come in un laboratorio linguistico. Di solito usiamo frasi che partono da libri che stiamo leggendo o da esperienze fatte in classe. Ogni esperimento grammaticale parte dal vissuto del gruppo classe e quindi i materiali sono autoprodotti. Uso moltissimo la LIM (il software è Smart Notebook) perché permette di manipolare le frasi e i sintagmi in modo immediato, colorato e facile da memorizzare. Lavoriamo su frasi complete e non, drammatizziamo le frasi per scoprire la valenza del verbo-predicato, cerchiamo la frase nucleare, scopriamo la concordanza tra soggetto verbo-predicato, troviamo quante informazioni mi può dare il verbo-predicato (tempo, numero…). Facciamo a pezzi i nomi e scopriamo che hanno un genere e un numero e che concordano con altre parole della frase.
A partire dalla classe quarta spostiamo la posizione dei sintagmi, scopriamo che il soggetto può essere sottinteso e che alcuni aiutanti del verbo si chiamano oggetto diretto e indiretto. Proviamo ad arricchire la frase nucleare. Schematizziamo la frase usando il diagramma ad ellissi. Introduciamo le persone, i tempi e i modi del verbo partendo sempre da frasi. Scopriamo che esistono articoli, aggettivi e preposizioni.
In classe quinta completiamo la rappresentazione alla Sabatini per rappresentare la frase e le relazioni tra sintagmi (circostanti ed espansioni, la loro differenza non è sempre facile da capire). Scopriamo, soprattutto dai giornali, che esistono frasi nominali e giochiamo a togliere o aggiungere il verbo-predicato. Completiamo lo studio dei tipi di parole scoprendo quelle che ancora non abbiamo nominato.
Come si svolge il lavoro in classe?
La proposta è sempre operativa con taglio di frasi scritte su cartoncino o alla LIM. Raccolgo le loro proposte in modo che il lavoro sia sentito come proprio. Utilizzo moltissimo il disegno per illustrare il significato delle frasi e fissare il significato delle attività che facciamo. Ogni passaggio viene fissato nel raccoglitore personale di ogni alunno che diventa così il "proprio libro".
I libri di testo ti hanno aiutata o ostacolata nel percorso?
Nei libri di testo per la scuola primaria non si trova traccia della valenziale, spesso viene ancora presentata la frase minima come composta da soggetto e predicato. Qualcosa si sta muovendo ma non abbastanza. Io li uso semplicemente come eserciziari di rinforzo selezionando però i contenuti in modo che non interferiscano con il modello valenziale. Molte pagine quindi semplicemente non le utilizzo.
Hai incontrato resistenze da parte di colleghi o genitori?
Generalmente illustro subito ai genitori come intendo lavorare. Dico loro che sarà un percorso lento e approfondito piuttosto che pieno di contenuti e di batterie di esercizi. Spiego sin dalla classe prima che il libro di testo NON è il programma e che, soprattutto per la riflessione linguistica e per le attività di lettura, userò testi autentici e completi. Quindi che non si spaventino se molte pagine rimarranno inutilizzate. Consiglio anche la lettura delle Indicazioni Nazionali che sono il documento di riferimento per la nostra scuola. Di solito si affidano volentieri anche perché vedono l'entusiasmo dei bambini, la potenza della rappresentazione grafica della valenziale e il lavoro fatto che è comunque tanto!
Per circa 15 anni ho fatto l'adozione alternativa al libro di testo, autoproducendo tutti i materiali per tutte le materie a me affidate. È stata un'esperienza bellissima che mi ha reso sicura anche in presenza di un'adozione classica e in grado di progettare un percorso di senso senza sentirmi legata ai contenuti del libro.
Con alcune colleghe condivido l'esperienza, ci confrontiamo e scambiamo idee e materiali. La maggior parte però, pur apprezzando il modello, non se la sente di affrontare un ulteriore aggravio di lavoro per progettare percorsi alternativi o produrre materiali per la LIM e per i raccoglitori degli alunni. Peccato!
... se le aziende hanno un prezzo
la scuola ha un valore...







