domenica 26 luglio 2020

Grammatica e fantasia (nuova edizione)

Era uscito in prima edizione per Carocci nel 2011. Ora il libro di Veronica Ujcich (con la collaborazione di Sabrina Cannavò), Grammatica e fantasia. Percorsi didattici per l'uso dei verbi nella scuola primaria, riappare in una nuova edizione.
Oltre a una diversa copertina e a una Premessa che spiega le ragioni del ritorno sul tema a distanza di nove anni, il libro si avvale della più ampia esperienza delle autrici (che sono insegnanti di scuola primaria) ed è pertanto arricchito di nuovi "esperimenti grammaticali" sul verbo (da proporre non prima della terza primaria!).


Il metodo è quello della "scoperta", messo a punto da Maria Pia Lo Duca. Alla "scuola padovana" appartiene del resto l'autrice principale, che ha alle spalle un dottorato in Scienze linguistiche, filologiche e letterarie nell'Università di Padova, da cui era nato il volume I tempi nei testi. Analisi dei tempi verbali in testi narrativi prodotti a scuola (CLUEP, 2010).
L'autrice ha inoltre in cantiere, insieme con altre insegnanti-ricercatrici attive nel GISCEL Veneto (Stefania Tonellotto, Diana Vedovato, Vera Zanette) e sempre per lo stesso editore, un ampio progetto di Grammatica dei bambini in tre volumi (dedicati rispettivamente all'analisi delle parole, all'analisi della frase e agli altri temi e problemi dell'educazione linguistica nella scuola primaria, ancora una volta affrontati con metodologia laboratoriale per scoperta). Il primo (sottotitolo: Le parole) è appena uscito. 




Ma veniamo alla nuova edizione dell'agile e fortunato libro dedicato ai verbi, il cui titolo richiama - nella "fantasia" - anche il metodo rodariano delle storie fantastiche (Gianni Rodari è un autore spesso citato e ampiamente utilizzato nella costruzione delle attività operative). La consapevolezza della difficoltà, per bambini di 8 anni, di comprendere ragionamenti astratti (necessari per attivare la riflessione sulle strutture grammaticali) suggerisce all'autrice di ridurre al minimo i termini tecnici e di avvalersi di immagini, storie, piccole drammatizzazioni; nella nuova edizione, inoltre, molte attività pensate per la terza primaria sono state posticipate alle classi successive.
Il libro si articola in quattro capitoli: il primo dedicato ai tempi del verbo, il secondo al funzionamento dei verbi nel testo narrativo, il terzo alla costruzione della frase a partire dal verbo secondo il modello valenziale (questo capitolo è stato scritto da Sabrina Cannavò). Un quarto capitolo mostra esempi delle attività suggerite nel testo. Esercizi di rinforzo, osservazione e verifica sono presenti anche a conclusione dei primi due capitoli, mentre il terzo si chiude con un confronto tra il vecchio (la classificazione tradizionale dei complementi) e il nuovo (la suddivisione degli elementi periferici della frase in circostanti ed espansioni).

Se le pratiche scolastiche si accontentano spesso della memorizzazione dei paradigmi dei verbi, questo libro guida le e gli insegnanti a creare percorsi che aiutino bambine e bambini di 8-10 anni a riconoscere la categoria del verbo e le funzioni dei tempi verbali (dell'indicativo!) nel loro contesto d'uso: nei testi letti e in quelli prodotti dai bambini stessi.
La Premessa chiarisce le condizioni alle quali il metodo può essere agevolmente applicato: sarà l'insegnante a scegliere come suddividere il percorso continuo delineato dalle lezioni, in base ai tempi della classe; la classe dovrà poter contare su un'ampia presenza di parlanti nativi, che possano pronunciare giudizi sulla grammaticalità degli enunciati; in caso di presenza di bambini non italofoni, sarà necessario prevedere approfondimenti di tipo contrastivo sui verbi in lingue diverse (un confronto è possibile anche con l'inglese, insegnato - più o meno - già nella primaria). 
Oltre a illustrare i benefici del metodo per l'inclusione (il supporto degli elementi grafici favorisce i bambini con DSA, il metodo dialogico favorisce la partecipazione dei bambini APC - che pure possono costituire un problema...), la Premessa mette in luce una condizione importante per lavorare in modo induttivo e laboratoriale:
avere una classe che possa formarsi come comunità di apprendimento: la difficoltà più grande da questo punto di vista non è di tipo cognitivo, come potrebbe sembrare a prima vista, o di competenze pregresse, quanto piuttosto di tipo comportamentale. È necessario che la classe sia in grado di affrontare una lezione stimolante e a tratti non prevedibile, che ciascuno sia capace di rispettare il turno di parola dei compagni e di proporre le proprie riflessioni una volta recepite quelle degli altri.

Insomma, per cominciare a riflettere in modo attivo e autonomo sulla lingua, è necessario non solo aver imparato a leggere e scrivere con sicurezza e aver sviluppato il pensiero astratto, ma anche aver acquisito sicurezza emotiva e quelle competenze orali che sono alla base dell'esercizio di una cittadinanza attiva.

mercoledì 24 giugno 2020

Smuoviamo qualcosa: per la riapertura delle scuole

 Chiara Panzieri, docente di ruolo nella secuola secondaria, ha elaborato una proposta di mozione sulla riapertura delle scuole a settembre, da presentare al proprio Collegio Docenti.
Si tratta di un testo articolato, che raccoglie le riflessioni fatte da una collega che ha avuto la capacità di leggere ascoltare discutere e pensare, e il privilegio di osservare - durante un anno di aspettativa trascorso in Francia - le diverse scelte in materia di istruzione fatte da due governi alle prese con l'emergenza sanitaria.



A questo link potete leggere alcune sue riflessioni, pubblicate sulla testata "La scuola e noi".


Qui di seguito il testo del modello di mozione:


MODELLO proposta mozione Collegio Docenti su riapertura a settembre

Att.ne - MIUR tramite DS
- SINDACATI tramite RSU

Noi docenti della scuola ____________________________________________________ ,
riuniti in Collegio Docenti in data _________________________ ,  giunti quasi al termine di un’esperienza scolastica unica e necessaria, quella della DAD, dovuta alla situazione di emergenza sanitaria causata dalla diffusione del COVID19, dopo un sereno e costruttivo confronto e un’attenta e animata discussione,
DICHIARIAMO
- che la didattica a distanza, necessaria nel periodo di chiusura totale, non può essere una soluzione, neppure parziale, per il piano di ripartenza della scuola.
Se a settembre sarà necessario, per ragioni sanitarie, rispettare norme di distanziamento fisico, occorre trovare soluzioni – e risorse necessarie per metterle in atto – per tornare in presenza.
La crisi sanitaria che stiamo vivendo ci offre anche l’opportunità di un cambiamento, ma perché possa essere realizzabile occorre tornare a investire nell’educazione e nella scuola, come beni primari essenziali per un Paese, per la costruzione della società del futuro.
CHIEDIAMO
- che alunni e alunne e tutto il personale scolastico tornino da settembre a frequentare la scuola in presenza, che questo avvenga in sicurezza coerentemente con la situazione sanitaria del nostro paese;
- che il protocollo sanitario per il rientro sia non solo realizzabile, ma anche praticabile nell’esperienza scolastica e che tenga conto delle specificità educative, didattiche e pedagogiche della scuola;
- che la responsabilità dell’applicazione del protocollo sanitario sia condivisa e non ricada soltanto sulle scuole;
- che la scuola sia considerata dalla nostra politica una priorità e che le vengano quindi destinate attenzioni e risorse adeguate, coinvolgendo nella progettualità figure e realtà provenienti dal mondo della scuola;
- che vengano stanziati fondi per aumentare il personale, docente e ata, un personale qualificato e stabile, per la gestione di classi con un minor numero di alunni e alunne; per creare, reperire, immaginare più spazi e spazi diversi e per renderli adeguati; per aumentare il personale ausiliario e garantire la corretta pulizia di tutti gli ambienti scolastici;
- che si rivedano le modalità di collaborazione tra scuola ed educatori / mediatori culturali, figure professionali necessarie al funzionamento delle nostre scuole;
- che si riveda il profilo del docente, investendo sulla serietà del suo reclutamento, sulla sua formazione universitaria, iniziale e  in itinere e sulla sua retribuzione;
- che vengano attivate e/o rafforzate reti territoriali, coinvolgendo scuole, enti locali, terzo settore, al fine di arrivare a una progettazione condivisa nella creazione di un’offerta formativa territoriale per una scuola diffusa e aperta;
- che siano le scuole a guidare la progettazione sul territorio al fine di evitare il rischio di una mera esternalizzazione di attività e servizi;
- che si provveda da subito a una mappatura di nuovi spazi educativi possibili (biblioteche, teatri, cinema, musei, palestre, laboratori, sale polivalenti, associazioni, centri sportivi, palestre ecc.) in ogni quartiere, prevedendo anche nuovi percorsi e modalità di mobilità sicura e sostenibile intorno a ogni edificio scolastico;
- che si attivi un serio piano di edilizia scolastica (a partire da una nuova normativa sull’edilizia scolastica, l’ultima è del 1975) per realizzare nuovi ambienti e architetture per l’apprendimento.
In particolare ai sindacati chiediamo di sostenerci nelle nostre richieste e di aiutarci a immaginare anche forme possibili e sostenibili di protesta, soprattutto nel caso in cui ci venga impedito di tornare a scuola in presenza a settembre con tutti gli alunni e le alunne.
Riteniamo tutto ciò necessario e irrinunciabile, se vogliamo davvero che il prossimo anno (come dichiarato dal prof. Patrizio Bianchi, coordinatore della commissione ministeriale per la riapertura delle scuole) sia l’inizio di una stagione “costituente” per la scuola italiana, che realizzi finalmente la scuola immaginata e disegnata dalle Indicazioni Nazionali.




sabato 6 giugno 2020

La lezione della cipolla: "Quante parole conosci?"



La scuola volge al termine. Una fine inconsueta, che conclude un trimestre altrettanto "fuori dalle righe".
Quest'estate, più che mai, ci sarà bisogno di buone letture e magari di qualche attività che accompagni ragazze e ragazzi a riflettere in modo autonomo sulla lingua, partendo dal livello più accessibile e divertente: il lessico.

Il libro di Nicola Zuccherini (insegnante di scuola primaria e ricercatore del gruppo GISCEL Emilia Romagna) è la mia scelta per voi.
Si intitola Quante parole conosci?, ma il numero su cui verte la domanda è solo un pretesto, l'occasione per mettersi alla prova prima di cominciare.


Come scrive l'autore nella Premessa, "per usare bene le parole non basta conoscerne tante, occorre anche sapere come funzionano, come sono strutturate, come si associano le une alle altre".
Intanto, però, aiuta sapere quanto ampia e solida è la base da cui partiamo. O di quanti strati si compone, per riprendere l'immagine della cipolla in copertina (la grafica in questo volume non è esornativa, ma collabora con testo e immagini alla costruzione di una proposta educativa efficace).
Si parte perciò con un test a punti, e con un test a punti si finisce.

In mezzo, però, c'è tutto quello che serve per rimpolpare la cipolla:
- le parole per dire e per agire (dove si lavora sulle reti semantiche e sulle inferenze)
- com'è fatta e come funziona una parola (dove si impara a smontare e rimontare il meccanismo che è alla base della formazione delle parole)
- le parole che lavorano insieme (dove si ragiona sulle solidarietà lessicali e sui modi di dire
- usare la parola giusta (per imparare a scegliere tra parole diverse quella più appropriata al contesto)
- le parole delle discipline di studio (dove si impara a riconoscere i termini specifici delle scienze, della matematica, della storia, della geografia...)   
- che cosa fare con un dizionario (per imparare a usare il libro più pesante non solo come fermaporta o pronto soccorso linguistico) e che cosa fare con le parole nuove che scopriamo (di quali dichiararsi innamorati, quali scegliere per definirsi e raccontarsi).

Il libro è rivolto a ragazzi di IV e V primaria, ma io lo consiglio anche ai più grandi, insegnanti curiosi inclusi. Con un auspicio: niente più lacrime sulle poche parole e povere dei nostri ragazzi! 


P.S. Per l'insegnante che volesse saperne di più sul lessico, c'è un bel libro curato da Federica Casadei e Grazia Basile, Lessico ed educazione linguistica (Carocci, 2019), in cui si ritrovano tutti i concetti sui quali questo agile libretto fa riflettere e lavorare autonomamente ragazze e ragazzi.