martedì 20 settembre 2016

Gli alberi della grammatica

Quando entro in classe per fare laboratori, a volte dispiego un grande poster realizzato da Massimo Bertoldi, "artigiano digitale e creatore di mappe": l'albero della grammatica.
http://www.wordscape.it/l-albero-della-grammatica-1
Un grande albero che schematizza le regole relative alle parti del discorso sottoforma di infografica.
Il verbo è al centro e rappresenta il tronco, l'ossatura di base della grammatica.
A destra si sviluppano le altre parti variabili del discorso, cioè le altre parole che hanno una flessione, e quindi un paradigma di forme (si tratta delle cosiddette "parti nominali", che formano cioè il gruppo del nome: il sostantivo, l'articolo che lo determina, l'aggettivo che lo modifica, il pronome che può sostituirlo).
A sinistra troviamo le parti invariabili (l'avverbio, che modifica il verbo; preposizione e congiunzione, che legano parole; l'interiezione, parola "buttata in mezzo alla frase").
Una mappa preziosa non solo per ripassare le regole, ma per visualizzare in un colpo d'occhio e memorizzare i mattoncini che formano i nostri testi e discorsi: le 9 parti del discorso, appunto, che stanno sulle dita di due mani.
Se regole ed eccezioni formano in questo albero una fitta chioma, sarà bene ricordare che le regole fondamentali della grammatica stanno sulle dita di una mano sola: accordo (tra le parole variabili), ordine (delle parole nella frase), reggenza (del verbo e del sostantivo), collegamento (tra parole).





La metafora dell'albero è stata spesso usata dai linguisti novecenteschi: non solo per schematizzare conoscenze (come in questo caso), o per mostrare rapporti di parentela (come nell'albero genealogico delle lingue romanze, cioè derivate dal latino), ma anche per mostrare la struttura della frase, cioè i rapporti gerarchici tra le parole sui quali si basa la costruzione della frase, al di là dell'ordine lineare.

Il primo a usare in tal senso la metafora dell'albero, coi suoi nodi che indicano derivazioni, è stato Lucien Tesnière, il linguista francese considerato l'"inventore" della grammatica valenziale. Si tratta, in questo caso, di un albero schematizzato e rovesciato, che parte dal "nodo" del verbo, considerato il perno della frase, e scende verso il basso, ramificandosi per agganciare i nomi che riempiono le funzioni sintattiche di base (soggetto, oggetto, oggetto indiretto):


  
La struttura di una frase semplice come questa non è lineare, ma gerarchica: c'è un elemento (il verbo) che condiziona gli altri (in questo caso due nomi propri), assegnando funzioni sintattiche (soggetto e oggetto) e ruoli ("chi prova il sentimento" e "chi è oggetto d'amore"), e di conseguenza anche una certa posizione nella frase (prima o dopo il vervo).

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