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domenica 2 aprile 2017

Grammatica valenziale e costruzioni lessicali


Nel panorama della ricerca linguistica contemporanea si sta facendo strada un modello, chiamato "grammatica delle costruzioni" (in inglese construction grammar, CxG), sviluppato dagli anni Ottanta del secolo scorso a partire dalle intuizioni di cognitivisti americani come  Charles Fillmore, George Lakoff, William Croft.

 

 
Come mostra Francesca Masini nel prezioso volumetto appena pubblicato da Carocci, Grammatica delle costruzioni. Un'introduzione, questo modello comprende in realtà una famiglia di teorie accomunate dall'idea che le unità basilari della lingua siano le costruzioni, ovvero associazioni convenzionali forma/significato in cui la forma non coincide necessariamente con la parola semplice, e il significato o la funzione non sono necessariamente prevedibili a partire dagli elementi che compongono la costruzione.  
Un esempio prototipico di costruzione sono le espressioni idiomatiche o locuzioni o modi di diresangue blu, vicolo ciecovuotare il sacco, bere a garganella, gettare acqua sul fuoco, fare quattro chiacchiere, avere un santo in paradiso, prima è meglio è, piacere di conoscerla ecc. 
Queste combinazioni che la grammatica ha sempre trascurato, lasciandole alla (o ai margini della) descrizione lessicografica, considerandole al più come "eccezioni" imprevedibili (nonché come ostacoli alla traduzione), diventano in questa teoria il cuore del modello, capace di illuminare anche il funzionamento della grammatica tout court.
 
Dal nostro punto di vista, cioè quello dello studio della struttura della frase a partire dal verbo (grammatica valenziale, GV), la grammatica delle costruzioni (GC) mostra un'affinità fondamentale (quella di presupporre un legame e una continuità tra lessico e sintassi) insieme ad alcune differenze: se prendiamo in esame le costruzioni del verbo, per esempio, per la GV il verbo ha la capacità di selezionare (predeterminare) il numero e il tipo dei suoi argomenti; per la GC anche le costruzioni verbali avrebbero un carattere in larga parte idiomatico e quindi non sempre prevedibile.
Le due teorie, tuttavia, non si sconfessano reciprocamente, ma possono utilmente integrarsi, partendo dal concetto costruzionista di "struttura argomentale", ovvero la costruzione che è alla base della frase in quanto "portatrice di significato indipendentemente dagli elementi specifici che le concretizzano" (la definizione è della linguista statunitense Aldele Goldberg).
Queste costruzioni, nell'acquisizione linguistica, emergerebbero per astrazione a partire da frasi concrete che il parlante incontra.

Se nella GV è il verbo che proietta le sue proprietà sulla frase, nella GC il verbo entra in uno stampo, fondendosi con le strutture astratte (di cui fanno parte i ruoli semantici: agente, paziente, destinatario, causa, strumento, luogo) con esso compatibili. Molti dei lavori più recenti dei costruzionisti (in particolare Beth Levin, James Pustejovski, Malka Rappaport) sono dedicati proprio all'interazione tra verbo e struttura argomentale. All'integrazione delle due prospettive stanno lavorando inoltre molti linguisti europei, specialmente tedeschi (come documenta un lavoro di Fabio Mollica pubblicato sulla rivista "Studi germanici" 3-4, 2013).
 
Per chi lavora in classe con la grammatica valenziale, può essere utile riflettere sulle costruzioni a partire da strumenti come i dizionari generali che riportano le polirematiche (il De Mauro online, per esempio), oppure utilizzando i nuovi dizionari delle collocazioni o delle combinazioni lessicali messi a punto (grazie allo sviluppo della linguistica dei corpora che ha messo a disposizione di linguisti, interpreti e traduttori professionali ampie basi di dati elaborabili statisticamente):
 
Francesco Urzì, Dizionario delle combinazioni lessicali,  Convivium, 2009; 
Domenico Russo MdD. Modi di Dire. Lessico Italiano delle Collocazioni, Aracne, 2010; 
Vincenzo  Lo CascioDizionario Combinatorio Compatto Italiano,   John  Benjamins,  2012; 
Paola TiberiiDizionario delle collocazioni, Zanichelli, 2012.
 
Citiamo anche i dizionari analogici, ricchissimi di collocazioni: 
Raffaele Simone, Grande Dizionario analogico , UTET, 2010
Donata Feroldi, Elena Dal Prà, Dizionario analogico della lingua italiana, Zanichelli, 2011. 
 
Per avere un'idea di come siano strutturati, si può fare una ricerca sulla lettera A messa a disposizione sul sito di Vincenzo Lo Cascio: www.locasciodictionary.com
Questa è la voce amare.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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